Le mie esperienze

Come sono diventato Psicologo
Negli anni del liceo scientifico, la lettura di alcuni libri di Sigmund Freud mi aveva affascinato a tal punto da farmi decidere di voler diventare un Analista della mente. Ma non esistevano, negli anni ‘70, Facoltà di Psicologia, tanto che a fine studi dovetti iscrivermi alla Facoltà di Medicina di Napoli, la cui laurea mi avrebbe permesso di iscrivermi successivamente all’Istituto di Psicoanalisi di Roma.
Purtroppo, dopo due anni mi resi conto che non ero tagliato per lo studio intenso e impegnativo di materie focalizzate sul corpo umano, le sue funzioni vitali e le sue patologie. Per quanto fossero interessanti, sembravano molto lontane dal mio originale senso di curiosità a comprendere il funzionamento della mente e gli atteggiamenti delle persone che mi incantavo ad osservare.

Pertanto, mi trovai in un’evidente crisi di studio: cinque esami, in due anni erano pochi, e la meta di una laurea in sei anni troppo lontana. A mitigare la mia delusione e frustrazione, per fortuna, di là a poco, fu la promozione della Legge del 5/11/71 che prevedeva l’attuazione di due Facoltà di Psicologia, a Roma e a Padova.

Le cose andarono esattamente così. Un amico di famiglia, ingegnere e professore del Politecnico, fu di grande supporto nell’incoraggiare la mia partenza per Padova che, a suo dire, era un’ottima università, affinché potessi iscrivermi, anche avvalendomi del possibile riconoscimento di alcuni degli esami fatti a Medicina.
Così il 20 febbraio del 1972, alle 9,00 circa del mattino, misi il mio primo piede sul suolo veneto. Fui accolto da una fitta nebbia mattutina e da un clima freddo umido e sgradevole.
Mi fermai dal giornalaio a chiedere i biglietti del bus e il venditore, un trentenne alto, biondo e dagli occhi azzurri, mi rispose con un chiaro accento napoletano; fui piacevolmente sorpreso, confortato dalla sua disponibilità e felice di aver conosciuto un conterraneo al mio primo approdo in terra nordica. Avrei preso tantissime volte quel treno verso il sud o di ritorno verso Padova e tantissime volte l’avrei salutato!

Dovetti sbrigare per prima cosa le pratiche burocratiche e fui stupito dalla capacità organizzativa oltre che della disponibilità della segreteria universitaria: un ambiente del tutto diverso da quello che avevo lasciato Napoli dove era dovuta una mancia al bidello di turno per ottenere qualsiasi questione burocratica!!!

Nel frequentare i corsi notai la professionalità dei docenti. E ciò aumentava l’entusiasmo e la curiosità di ricercare un confronto con tutte le materie, anche le più ostiche e noiose, anche con l’idea che sarebbero state utili in futuro. Certamente, l’impegno e qualche piccolo sacrificio diedero un impulso significativo alle mie conoscenze e al mio desiderio di realizzazione.

Confortato dai buoni risultati ottenuti agli esami, dopo i primi due anni propedeutici, decisi di iscrivermi all’indirizzo sperimentale che mi avrebbe dato una base per poter fare ricerca. Ad influire su questa mia scelta, sicuramente fu l’ambiente con cui ero più a contatto: diversi validi docenti e ricercatori, tra cui molti di livello internazionale.

Tra questi, fui soprattutto colpito da Isais Pesotti, un docente brasiliano di origini italiane, che insegnava il Comportamentismo, una metodologia sperimentale che metteva al centro le azioni, sottolineando per esempio come qualsiasi comportamento umano o animale sia condizionato dalle conseguenze positive o negative che ne derivano.
Pessotti aveva le doti di un brillante comunicatore, con una vasta cultura scientifica e svariati interessi umanistici e di narrativa. Era una persona alla mano. Si fermava a discutere con noi studenti, trattando equamente tutti e con tatto e semplicità rispondeva con cura alle nostre domande. Tutto ciò mi appariva molto diverso dai baroni che avevo incrociato nella facoltà di Medicina a Napoli!
Inoltre, avendo io stesso un certo interesse per la musica brasiliana, strimpellando sulla chitarra dei motivi di bossanova, vidi in Pessotti il primo vero brasiliano in carne ed ossa, è colui a cui avrei voluto chiedere i testi di alcune canzoni. Un giorno avvenne che lui accettò un invito a cena con la presenza di alcuni dei miei amici più cari. Fu una serata memorabile in quel piccolo monolocale di via Savonarola!

Pertanto, la Psicoanalisi, mio primo amore, fu messa temporaneamente in disparte e più di ogni altra cosa in quegli anni abbracciai la sperimentazione e teoria Comportamentista (che intanto muoveva i primi passi applicati al disagio umano sotto la forma di Terapia Comportamentale).

Devo dire che a Padova, ebbi la fortuna di seguire le lezioni di altri docenti di valore che hanno fatto la storia della psicologia italiana. In primis, quelle del Direttore di Facoltà, Fabio Metelli e di Guido Petter che insieme avevano fondato la Facoltà di Psicologia. E di altri come l’etologo Mario Zanforlin, lo psicofisico Gianni Vicario, il neuropsicologo Carlo Umiltà e tantissimi altri, tra cui Cesare Cornoldi, Paolo Legrenzi, divenuto poi correlatore alla mia tesi di Laurea. Inoltre, Mimma Mainardi Peron, allieva e assistente di Pessotti, e suo marito Bruno, divennero per me ed altri miei amici un valido riferimento e la loro casa un porto sicuro.
Un’altra figura per me molto significativa fu Alberto Mazzocco, un brillante ricercatore cognitivista che sostituì Pessotti quando questi fu di ritorno in Brasile, che divenne il mio relatore della tesi di laurea.
Infatti con lui progettammo una bellissima tesi sperimentale che nell’arco di circa un anno di impegno e fatica venne compilata, ultimata con dati significativi e finalmente partorita!

Il giorno della discussione magistrale fu il 26 ottobre del 1975. Non saprei dire quanto fossi emozionato. La tesi fu valutata con 110 e la lode. E a distanza di un anno fu pubblicata in Inglese, sotto forma di articolo, nel Giornale Italiano di Psicologia.

Potei finalmente presentarmi al mondo come un Dottore in Psicologia! Che gioia immensa, ma le preoccupazioni per il mio futuro erano appena iniziate! Forse, il seguito alla prossima puntata...

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