Colloquio psicologico

Parlare di un nostro disagio con un professionista psicologo è cosa saggia, così come il dover consultare un arredatore per la vostra casa o un tecnico per un qualsiasi problema. Infatti, a questo proposito, se ancora ve ne sono, dovrebbero essere superati tabù e pregiudizi, come quello di pensare che ‘soltanto chi è malato di mente va dallo psicologo’ oppure confutare la convinzione che debba essere soltanto il dottore di famiglia ad occuparsi di un problema alimentare, del sonno o della sessualità.

Attualmente, si osserva una maggiore tendenza ad attribuire importanza al benessere psicologico così come avviene per le malattie organiche, tanto che si è più attenti ai bisogni emotivi e relazionali che sono meno trascurati e non unicamente assegnati alla Terapia Farmacologica (T.F.).

In un primo colloquio con lo psicologo vengono spesso riportate le sofferenze che più si hanno a cuore e, talvolta, è naturale emozionarsi per questo. Quando ci si sente accolti e ascoltati, infatti, è possibile, nei casi più semplici, avere la sensazione di aver trovato la persona ‘giusta’, in grado di darvi un valido supporto.

Possono essere innumerevoli i problemi o i disagi che spingono le persone a chiedere un consulto o un confronto con uno psicologo clinico. Alla fine di questo paragrafo, sono riportate soltanto alcune delle tematiche più comuni che vengono esaminate in un primo colloquio e che possono diventare oggetto di un percorso di psicoterapia.

Se questi esempi sono stati letti attentamente, si può notare che essi riguardano temi importanti che comportano una certa sofferenza emotiva. Pertanto, non meravigliatevi del fatto che lo psicologo possa proporvi qualche colloquio aggiuntivo di approfondimento. Non sarebbe saggio, infatti, aspettarsi che un unico colloquio sia completamente esaustivo per sentirsi compresi!

Oltre a queste tematiche, talvolta ne vengono riportate altre più complesse, in quanto a sofferenza. Per esempio, nella mia esperienza sono stato consultato spesso da familiari per problemi riguardanti la diagnosi di un disturbo bipolare o di un disturbo schizofrenico diagnosticato ad un loro congiunto.
Viceversa, potreste essere voi a richiedere uno specialista psicologo, con competenze diverse dalle mie, per far fronte, per esempio, agli esiti psicologici di un tumore, per correggere un problema sessuale di coppia oppure per sapere come comportarvi con un familiare affetto da autismo. Per quanto mi riguarda, sarei contento di incontrare qualcuno di voi!

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Raccomandazioni per un primo colloquio:

• Datevi il permesso di sentirvi liberi, sinceri e onesti con voi stessi.
• Non aspettatevi di ricevere risposte esaustive, quanto piuttosto il diritto di dover fare altre domande.
• Considerate che il vostro interlocutore è un un professionista addestrato, ma anche un essere umano che potrebbe fraintendere ciò che dite. Se fosse così, non indugiate a chiedere spiegazioni.
• Se alla fine del primo colloquio avvertite, anche soltanto, un piccolo sollievo, ciò va considerato come un buon segnale del fatto che avete fatto bene ad aprirvi con quel professionista!


• Conoscere la natura del vostro disagio e/o quello di una persona cara.
• Definire e raggiungere un migliore equilibrio psicofisico.
• Superare paure e insicurezze.
• Comprendere la natura dello stress e sviluppare abilità per fronteggiarlo.
• Superare in modo costruttivo avvenimenti traumatici della vostra vita.
• Imparare a distinguere gli aspetti della personalità da atteggiamenti indotti dalle oscillazioni del vostro umore.
• Identificare i fattori mentali che favoriscono il mantenimento del vostro disagio nelle relazioni con gli altri.
• Comprendere quali bisogni personali non sono stati soddisfatti nella vostra infanzia.
• Esprimere i problemi con persone difficili e trovare soluzioni o modi alternativi per comunicare con loro.
• Adottare uno stile di vita ed alimentare equilibrato.
• Imparare tecniche o strategie per affrontare al meglio ossessioni e compulsioni.
• Comprendere la natura e i significati del periodo che state attraversando, per imparare a conoscerlo e accettarlo.
• Imparare tecniche di rilassamento o di mindfulness.
• Capire il senso per, eventualmente, abbandonare cattive abitudini come l’uso di alcol e sostanze, l’abuso di Internet, lo sperpero di denaro o una condotta sessuale inappropriata.
• Comprendere i motivi e i rischi di autosospensione della terapia farmacologica.
• Esprimere e comprendere la natura delle emozioni negative come la rabbia.